Che mamma sei?

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Mamme allattamento sì o no?

Oggi ho portato la mia piccola Emma a fare la prima vaccinazione. Ok, fermi tutti! Direte voi ”questo è il solito post sulla mamma alla quale si spezza il cuore nel sentire il pianto della propria piccola”. E invece no! Avrei voluto, ma no.

Come è normale siamo andate alla mia ASL di zona e, una volta entrate, siamo passate all’area dedicata alle neo mamme/neonati. Noto, mio malgrado, un cartello “qui sono ben accette le mamme che allattano”. E allora la domanda mi sorge spontanea: “Perché? Quelle che non lo fanno le lasciate fuori?”

Lo ammetto, la questione allattamento è un argomento per me delicato e che mi sta a cuore, diciamo forse il mio tallone d’Achille.

Quando ero in attesa di Nicolò, ho ascoltato innumerevoli storie di madri commosse all’idea che il proprio figlio crescesse grazie a loro. Di quanto sia più profondo il legame tra madre e figlio, di quanto sia piacevole sentire il bambino attaccato a te.

Ho partecipato al corso sull’allattamento e ho appreso tutti i vantaggi economici e fisici dell’allattamento. E così, a poco a poco, mi sono innamorata dell’idea che allattare è un istinto naturale. Sarebbe stato facile e che così fanno le brave mamme. E tu vuoi essere una brava mamma!

Che mamma sei: la mia visione dell’allattamento

Questo romantico sogno si è pian piano frantumato quando ho cominciato ad allattare. Cominciamo col dire che sarà anche naturale ma io quando lo attaccavo sentivo solo il seno che veniva trafitto da mille aghi contemporaneamente. E allora diciamolo, è naturale ma non facile.

Prima di arrivare al momento “montata lattea” passi l’intera giornata con il tuo bambino attaccato al seno, perdendo ogni pudore ed intimità. E tu pensi che sia finita lì, e invece no, arrivi a casa e comincia la tua metamorfosi da DONNA a MUCCA e da MUCCA a MAMMA. Non parliamo poi ti come ti puoi sentire quando, dopo tutti gli sforzi, tuo figlio non cresce.

Scherzi a parte l’esperienza della maternità è avvolgente, totalizzante, e il significato di queste parole lo comprendi bene i primi tre mesi (con tutte le ore che passi sveglia!) ma è proprio in questo periodo che emergono le ansie e le paure più grandi. Ti senti inadeguata e se poi capisci che allattare per te non è poi un’esperienza così romantica e naturale, beh, ti senti una madre di SERIE B in partenza. E con chi ne puoi parlare? Con chi ti dice che sei ben accetto se allatti?

Parliamo poi dell’assistenza dello Stato. Qualunque ostetrica e pediatra ti dirà che è importante allattare fino al primo anno di vita. Vero! Studi hanno provato che il latte deve essere l’alimento esclusivo del bambino fino a cinque mesi e mezzo. Ma signori la vita vera è un’altra, al quarto mese del bambino, al terzo se ti va male, l’INPS riduce il pagamento della maternità dall’80% al 30%. E con gli stipendi di oggi secondo voi chi lo paga il mutuo? E la spesa? Se non hai un marito che guadagna più del doppio del tuo stipendio devi tornare a lavorare. Certo, hai le due ore di allattamento ma lo sapete che ci sono mamme che per andare a lavorare devono fare un’ora, anche un’ora e mezza di viaggio all’andata e idem al ritorno?

Sempre gli stessi studi dicono che l’80% delle mamme abbandonano l’allattamento al seno entro i primi tre mesi. Ecco, secondo voi perché? E allora, oltre ad educare le madri all’importanza dell’allattamento, non si potrebbe pensare anche ad una rimodulazione della retribuzione del congedo parentale? Anche fino al 60% fino al sesto mese e al 30% dal sesto in poi?

Per Emma è stato diverso, l’esperienza con Nicolò mi ha reso più forte, o più disillusa, come volete.

Mi sono sempre detta, se il latte arriverà con facilità bene, altrimenti passo subito all’artificiale. E purtroppo, o per fortuna, ho scelto la seconda ipotesi. Forse potevo combattere di più, ma la prima volta i miei pianti non facevano male a nessuno, solo a me, questa volta gli occhi smarriti di Nicolò li ho voluti evitare.

In ospedale per fortuna ho trovato il personale della nursery comprensivo, fatta eccezione per la donna di ghiaccio (ma qui ci sarebbe da aprire un capitolo a parte). Mi hanno detto “tenta finché sei qui, ci siamo anche noi con te, ma se non te la senti tua figlia non morirà di fame”.

E così mi sono sentita più leggera e più libera. Ora quando lo racconti spuntano come funghi storie di mamme che hanno come te smesso di allattare, o che non hanno nemmeno iniziato, e non si sono sentite in colpa, o signore di paese che ora ti dicono “ma sì son cresciuti tutti !”

E mi chiedo quattro anni fa dove eravate?

Lo so queste parole magari sono buttate al vento, o forse sono un tentativo di liberazione, ma questa storia che esistano madre di serie A e di serie B per colpa di quella che dovrebbe essere una scelta libera proprio non la digerisco. E allora massimo rispetto per le scelte di tutti ma credo nella libertà di scelta di ogni mamma e in questo dovremmo essere aiutate a SCEGLIERE e a CONFRONTARSI.

Per quel che mi riguarda meglio un biberon di latte artificiale in più ma una mamma e un bimbo (e non dimentichiamo i papà) sereni. Piuttosto che una mamma che allatta ma chiusa nelle sue paure.

Ilaria ▪ viaggi da mamme ▪

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